Fondi europei per l'agricoltura: orientarsi tra CSR, eco-schemi e Domanda Unica

Un'azienda agricola che si confronta oggi con i fondi europei sente parlare di CSR, eco-schemi, PSR e, spesso, ancora di "Misura 10": termini che sembrano indicare strumenti diversi, ma che in realtà descrivono fasi diverse dello stesso sistema di finanziamento della Politica Agricola Comune (PAC). Capire come si collegano è la condizione per non perdere una scadenza o una misura a cui si avrebbe diritto.

Questa guida, aggiornata a settembre 2026, spiega in ordine: cos'è il CSR e perché ogni Regione ne ha uno diverso; cosa pagano concretamente i cinque eco-schemi della PAC; cosa resta oggi degli impegni che un tempo si chiamavano Misura 10; chi può accedere ai fondi e come si presenta la Domanda Unica PAC, con la scadenza ordinaria e la proroga eccezionale disposta da AGEA nella campagna 2026; infine, come questi fondi ricorrenti si distinguono e si combinano con il credito d'imposta per l'Agricoltura 4.0, incentivo fiscale una tantum che risponde a una logica diversa.

Come sono organizzati i fondi europei per l'agricoltura: PAC, pilastri e PSP

La PAC (Politica Agricola Comune) finanzia l'agricoltura europea attraverso due pilastri distinti: il FEAGA, che copre i pagamenti diretti agli agricoltori e le misure di mercato, e il FEASR, che finanzia lo sviluppo rurale. In Italia entrambi i pilastri sono attuati da un unico strumento nazionale, il Piano Strategico della PAC (PSP) 2023-2027, che la Commissione europea ha approvato il 2 dicembre 2022, dopo che l'Italia lo aveva presentato a Bruxelles a fine 2021.

Il primo pilastro (FEAGA) ha un plafond netto per i pagamenti diretti in Italia di circa 3.496 milioni di euro l'anno nel ciclo 2023-2027, un valore approvato in fase di avvio del PSP che le rimodulazioni annuali possono aver spostato di poco negli anni successivi; di questo plafond, il 15% è assorbito dal sostegno accoppiato a specifiche produzioni. Il secondo pilastro (FEASR) finanzia invece interventi pluriennali su ambiente, investimenti, innovazione e sviluppo dei territori rurali, e si articola in Italia in un CSR per ciascuna Regione e Provincia autonoma.

Il FEAGA opera per lo più con pagamenti annuali diretti sulla superficie, mentre il FEASR finanzia interventi strutturali e pluriennali attraverso i CSR regionali, e il PSP 2023-2027 è il quadro nazionale che tiene insieme entrambi i pilastri per l'Italia. Vale la pena notare che il periodo di programmazione FEASR a livello UE è il 2021-2027, mentre il ciclo di applicazione del PSP italiano parte dal 2023: due orizzonti temporali distinti che è utile non confondere.

A livello europeo, il Piano Strategico della PAC 2023-2027 rappresenta quindi il documento di riferimento per capire come l'Italia ha allocato le risorse dei due pilastri, mentre la pagina della Commissione europea sullo sviluppo rurale descrive il funzionamento del FEASR nel contesto degli altri Stati membri.

Pilastro Fondo Cosa finanzia Esempio di intervento
Primo pilastro FEAGA Pagamenti diretti annuali, misure di mercato Pagamento di base per ettaro, eco-schemi
Secondo pilastro FEASR Sviluppo rurale pluriennale Investimenti aziendali, insediamento giovani, misure ambientali del CSR

Cos'è il CSR e cosa cambia da Regione a Regione

Il CSR (complemento regionale per lo sviluppo rurale) è lo strumento con cui ogni Regione e Provincia autonoma italiana traduce a livello locale la strategia nazionale definita dal PSP 2023-2027 per il secondo pilastro della PAC. In pratica, non esiste un unico CSR nazionale: ce n'è uno per ciascun territorio, e ognuno stabilisce bandi, scadenze e importi propri all'interno della cornice comune fissata dal PSP.

Ogni CSR si articola in quattro aree di intervento: ambiente e clima, che raccoglie gli impegni agro-climatico-ambientali di continuità con la vecchia Misura 10; investimenti e sostegno ai giovani agricoltori; conoscenza e innovazione, che alimenta il sistema AKIS di consulenza e trasferimento tecnologico; e cooperazione, qualità e sviluppo locale, che finanzia filiere, marchi di qualità e progetti territoriali. Le risorse in gioco non sono marginali: le risorse FEASR destinate all'Italia superano i 16 miliardi di euro nell'intero periodo 2023-2027, una cifra resa possibile anche da un'intesa Stato-Regioni del 21 giugno 2022 che ha introdotto un'assegnazione nazionale aggiuntiva per compensare le Regioni penalizzate dai nuovi criteri di riparto, sostitutivi dei criteri storici.

Proprio perché ogni Regione gestisce il proprio CSR in autonomia, le scadenze dei bandi, gli importi per ettaro e persino le sigle degli interventi cambiano da territorio a territorio: un CSR del Piemonte e un CSR della Puglia possono finanziare pratiche simili con codici, importi e finestre temporali diversi. Per questo motivo un'azienda agricola non può orientarsi guardando dati di un'altra Regione, ma deve consultare il testo ufficiale del proprio CSR, disponibile sul portale regionale competente. Il dettaglio dell'assegnazione delle risorse tra i territori è definito da l'intesa Stato-Regioni sul FEASR 2023-2027.

Bovini al pascolo estensivo, pratica sostenuta dall'eco-schema per il benessere animale

Gli eco-schemi: cosa sono e quanto valgono

Gli eco-schemi sono pagamenti annuali del primo pilastro della PAC, aggiuntivi rispetto al pagamento di base, riconosciuti agli agricoltori che adottano pratiche benefiche per il clima, l'ambiente e il benessere animale. A differenza delle misure del CSR, che appartengono al secondo pilastro e finanziano interventi pluriennali, gli eco-schemi rientrano nel FEAGA e comportano un impegno annuale rinnovabile.

Il regolamento della PAC vincola almeno il 25% dei pagamenti diretti agli eco-schemi: si tratta di circa 4 miliardi di euro sull'intero periodo 2023-2027, con un obiettivo di spesa annuale di circa 874 milioni di euro. Nel primo anno di applicazione, il 2023, l'adesione ha superato ampiamente le attese: gli agricoltori italiani hanno messo a impegno 4,9 milioni di ettari con gli eco-schemi, contro un obiettivo iniziale di 3,4 milioni di ettari, pari a un incremento del 43%. Nel dettaglio, l'eco-schema 1 ha coinvolto 6,3 milioni di unità di bestiame adulto, l'eco-schema 2 circa 1,8 milioni di ettari di colture arboree e l'eco-schema 4 circa 3 milioni di ettari di seminativi.

Gli eco-schemi sono cinque, ciascuno legato a una pratica agricola specifica e a impegni definiti.

Eco-schema Cosa premia Impegno principale
ECO1 – Benessere animale Riduzione dell'uso di antibiotici, allevamento al pascolo o semibrado Sistemi di allevamento estensivi, limitazione dei trattamenti antibiotici
ECO2 – Inerbimento delle colture arboree Gestione sostenibile del suolo in vigneti, frutteti e oliveti Limiti al diserbo chimico e all'uso di agrofarmaci
ECO3 – Salvaguardia degli olivi paesaggistici Mantenimento di oliveti di particolare valore paesaggistico Potatura almeno biennale, divieto di bruciare i residui
ECO4 – Avvicendamento nei seminativi estensivi Rotazioni colturali con leguminose Divieto di diserbanti e agrofarmaci chimici
ECO5 – Salvaguardia degli impollinatori Colture di interesse mellifero Divieto di agrofarmaci chimici

I valori per ettaro che circolano su forum e riviste di settore sono spesso la somma di più voci cumulabili — pagamento di base, eco-schema 3 ed eco-schema 5, ad esempio — e non un premio unico standard: l'importo effettivo dipende da quali eco-schemi si applicano all'ordinamento colturale o zootecnico dell'azienda e dal rispetto di tutte le condizioni previste. Per una descrizione completa di requisiti e impegni per singolo eco-schema resta di riferimento la scheda della Rete Rurale Nazionale sugli eco-schemi.

Pagamenti agro-climatico-ambientali: dalla vecchia Misura 10 agli impegni di oggi

Chi ha già lavorato con i fondi europei nel ciclo di programmazione precedente ricorda la Misura 10 — Pagamenti agro-climatico-ambientali del PSR 2014-2020, prevista dall'articolo 28 del regolamento UE 1305/2013. Si trattava di impegni volontari e pluriennali, aggiuntivi rispetto alla condizionalità obbligatoria, dedicati alla gestione sostenibile del suolo, delle acque e delle risorse naturali dell'azienda agricola.

Quella misura non esiste più con questo nome nella programmazione attuale, ma i suoi contenuti non sono scomparsi: gli impegni agro-climatico-ambientali proseguono oggi all'interno dell'area "ambiente e clima" del CSR di ogni Regione, sotto nuove sigle di intervento. È importante essere precisi su questo punto: non esiste un codice unico nazionale che sostituisce la vecchia Misura 10 in tutta Italia, perché ogni CSR regionale definisce le proprie sigle, i propri requisiti e i propri importi per gli interventi ambientali. Un agricoltore che cerca ancora "Misura 10" per nome deve quindi guardare, nel CSR della propria Regione, alla sezione dedicata agli impegni ambientali e climatici, dove trova la continuità sostanziale — pratiche di gestione del suolo, riduzione degli input chimici, tutela delle risorse naturali — anche se la denominazione formale è cambiata.

Fascia fiorita ai margini del campo, uno degli impegni agro-climatico-ambientali del CSR

Il sostegno ai giovani agricoltori nella PAC

La PAC impone agli Stati membri di destinare almeno il 3% del bilancio dei pagamenti diretti al sostegno dei giovani agricoltori, e computa a questo fine anche il 50% degli aiuti agli investimenti concessi a giovani agricoltori. Il sostegno assume tre forme complementari: un pagamento complementare al reddito di base, versato ogni anno oltre al pagamento diretto ordinario; aiuti agli investimenti, dedicati a macchinari, impianti e strutture; e aiuti all'avviamento erogati tramite le misure di sviluppo rurale dei CSR regionali, pensati per coprire i primi anni di attività di una nuova azienda.

Per accedere occorre rientrare in una soglia di età massima fissata da ogni Stato membro — in Italia compresa tra 35 e 40 anni secondo la misura considerata —, essere riconosciuti come "capo azienda effettivo" e possedere una formazione o competenze professionali adeguate al ruolo. Il ricambio generazionale resta un problema strutturale dell'agricoltura europea: i giovani agricoltori under 40 guidano solo il 12% delle aziende agricole dell'Unione europea, e le donne rappresentano appena il 3% di questo gruppo. Questi dati spiegano perché il sostegno ai giovani non sia una misura marginale ma un asse prioritario esplicito della PAC 2023-2027. Il quadro completo dei requisiti e delle tre forme di sostegno è descritto da la scheda della Commissione europea sul sostegno ai giovani agricoltori.

Giovane agricoltore alla guida della propria azienda agricola

Chi può accedere e come si fa domanda: la Domanda Unica

Per accedere ai pagamenti diretti, agli eco-schemi e a molte misure del CSR è necessario presentare la Domanda Unica PAC, che rappresenta la principale porta d'accesso ai fondi europei per l'agricoltura in Italia. Non tutte le misure passano da questo canale — alcuni bandi regionali del CSR hanno procedure di domanda separate — ma la Domanda Unica resta lo strumento con cui la maggior parte delle aziende attiva ogni anno il diritto ai pagamenti diretti e agli eco-schemi.

Per presentarla è necessario avere la qualifica di agricoltore attivo ed essere titolari di un fascicolo aziendale aggiornato, presso il proprio CAA (Centro di Assistenza Agricola), un ufficio agricolo regionale o direttamente tramite AGEA. La regola ordinaria fissata dal regolamento europeo prevede la presentazione della Domanda Unica entro il 15 maggio di ogni anno; oltre questa data è ammessa una finestra tardiva di 25 giorni di calendario (fino a circa il 9 giugno), con una riduzione dell'1% dell'importo spettante per ogni giorno di ritardo, mentre oltre quella finestra la domanda diventa irricevibile.

Nella campagna 2026, AGEA ha disposto una proroga straordinaria con la circolare n. 41793 del 15 maggio 2026: il termine ordinario è stato spostato al 30 giugno 2026 e la finestra tardiva, sempre con la penale dell'1% al giorno, si è estesa fino al 25 luglio 2026. Questa proroga va letta come l'eccezione della campagna 2026, non come la nuova regola: salvo nuovo avviso, la Domanda Unica del prossimo anno torna alla scadenza ordinaria del 15 maggio più i 25 giorni di finestra tardiva previsti dal regolamento.

Agricoltore e tecnico al lavoro sulla Domanda Unica PAC in un ufficio aziendale

Fondi PAC e credito d'imposta Agricoltura 4.0: come si combinano

I fondi PAC descritti in questo articolo — pagamenti diretti, eco-schemi, misure del CSR — e il credito d'imposta per l'Agricoltura 4.0 rispondono a logiche profondamente diverse, anche se un'azienda può accedere a entrambi. I fondi PAC sono pagamenti ricorrenti, legati alla superficie coltivata, al numero di capi allevati o a impegni pluriennali di gestione ambientale, ed erogati da AGEA o dagli enti regionali competenti sulla base della Domanda Unica o di bandi CSR specifici.

Il credito d'imposta per l'Agricoltura 4.0 è invece un incentivo fiscale una tantum, gestito dall'Agenzia delle Entrate, che riduce le imposte dovute in relazione all'acquisto di beni strumentali innovativi — macchinari connessi, sensori, software di gestione agricola. Non è un intervento del CSR e non passa dalla Domanda Unica: si tratta di due meccanismi con basi giuridiche, enti erogatori e finalità distinte, che un'azienda agricola può attivare in parallelo perché rispondono a esigenze diverse — sostenere il reddito e le pratiche agricole nel primo caso, finanziare l'investimento in beni strumentali nel secondo. Per l'inquadramento completo di quest'ultimo strumento resta di riferimento la guida sul credito d'imposta per l'Agricoltura 4.0.

Le misure principali in un colpo d'occhio

La tabella seguente riassume le principali misure trattate in questo articolo, per orientarsi rapidamente senza rileggere l'intero testo.

Misura Tipo di fondo Chi eroga Quando si chiede
Pagamenti diretti (BISS/CRISS) FEAGA – primo pilastro AGEA, tramite Domanda Unica Ogni anno, entro il 15 maggio (regola ordinaria)
Eco-schemi FEAGA – primo pilastro AGEA, tramite Domanda Unica Ogni anno, entro il 15 maggio (regola ordinaria)
Misure ambiente e clima del CSR FEASR – secondo pilastro Regione/Provincia autonoma Secondo i bandi e le finestre del CSR regionale
Investimenti e giovani agricoltori del CSR FEASR – secondo pilastro Regione/Provincia autonoma Secondo i bandi del CSR regionale
Credito d'imposta Agricoltura 4.0 Incentivo fiscale nazionale Agenzia delle Entrate In dichiarazione dei redditi, a investimento effettuato

Domande frequenti

Cos'è il CSR nella PAC italiana?

Il CSR (complemento regionale per lo sviluppo rurale) è lo strumento con cui ogni Regione e Provincia autonoma italiana attua a livello locale il Piano Strategico della PAC 2023-2027 per il secondo pilastro. Copre quattro aree: ambiente e clima, investimenti e giovani agricoltori, conoscenza e innovazione, cooperazione e sviluppo locale, con regole proprie per ciascun territorio.

Cosa sono gli eco-schemi e quanto pagano per ettaro?

Gli eco-schemi sono pagamenti annuali del primo pilastro della PAC per pratiche benefiche su clima, ambiente e benessere animale. Sono cinque, ciascuno con impegni diversi. L'importo per ettaro non è un valore unico: dipende da quale eco-schema si applica alle proprie colture o al proprio allevamento e dalle condizioni aziendali specifiche.

Quando scade la Domanda Unica PAC?

La regola ordinaria fissata dal regolamento europeo prevede la presentazione entro il 15 maggio, con una finestra tardiva di 25 giorni e una penale dell'1% al giorno di ritardo. Nella campagna 2026 AGEA ha disposto una proroga eccezionale (termine al 30 giugno, tardiva al 25 luglio): resta un'eccezione di quell'anno, non la nuova regola.

Chi può richiedere i fondi PAC per la propria azienda agricola?

Può accedere chi possiede la qualifica di agricoltore attivo e un fascicolo aziendale aggiornato. I requisiti specifici variano per misura: i pagamenti diretti e gli eco-schemi richiedono la Domanda Unica, mentre le misure del CSR regionale hanno bandi e criteri propri, spesso legati a superficie, ordinamento colturale o età dell'imprenditore.

Che differenza c'è tra i fondi PAC e il credito d'imposta Agricoltura 4.0?

I fondi PAC sono pagamenti ricorrenti legati a ettari, capi allevati o impegni pluriennali, erogati da AGEA o dalle Regioni. Il credito d'imposta Agricoltura 4.0 è un incentivo fiscale una tantum sull'acquisto di beni strumentali innovativi, gestito dall'Agenzia delle Entrate. Un'azienda può ottenere entrambi, perché rispondono a esigenze diverse.

Cosa prevede la PAC per i giovani agricoltori?

La PAC impone di destinare almeno il 3% dei pagamenti diretti al sostegno dei giovani agricoltori, tramite un pagamento complementare al reddito, aiuti agli investimenti e aiuti all'avviamento nello sviluppo rurale. Sono richieste un'età massima fissata da ogni Stato (35-40 anni in Italia), il ruolo di capo azienda e una formazione adeguata.

Cosa è successo alla vecchia Misura 10 del PSR?

La Misura 10 del PSR 2014-2020 finanziava impegni volontari di gestione sostenibile del suolo e delle risorse naturali. Con la programmazione 2023-2027 non esiste più con questo nome: i suoi contenuti proseguono nell'area "ambiente e clima" del CSR di ogni Regione, sotto nuove sigle che variano da territorio a territorio.

Prima di presentare la domanda

Prima di avviare una richiesta di fondi europei, è utile verificare alcuni punti in ordine:

  • Consultare il testo ufficiale del CSR della propria Regione, perché scadenze, importi e codici di intervento non sono uguali in tutta Italia.
  • Controllare di possedere i requisiti di agricoltore attivo e di avere un fascicolo aziendale aggiornato.
  • Valutare quali eco-schemi si applicano concretamente alle proprie colture o al proprio allevamento, senza presumere che tutti e cinque siano cumulabili nella propria situazione.
  • Segnare in agenda la scadenza ordinaria del 15 maggio per la Domanda Unica, ricordando che le proroghe, quando esistono, sono l'eccezione di una singola campagna e non la nuova regola.
  • Rivolgersi a un CAA o al tecnico di fiducia per la compilazione della domanda e per verificare i bandi regionali del CSR effettivamente aperti.

Norme, importi e scadenze cambiano a ogni campagna PAC: il CAA o il tecnico di fiducia, insieme al testo ufficiale del CSR della propria Regione, prevalgono sempre sulle informazioni contenute in questo articolo.