Cos'è lo spot spraying, e perché "diserbo selettivo" non è solo il diserbante da prato
Un'irroratrice tradizionale avanza nel campo e distribuisce erbicida su tutta la superficie attraversata dalla barra, anche dove non c'è una singola infestante: non ha modo di sapere cosa c'è a terra metro per metro. Lo spot spraying inverte questa logica: tratta con erbicida solo i punti in cui un sistema di rilevamento ha effettivamente individuato una pianta infestante, lasciando il resto della superficie non trattato.
Nel linguaggio comune, "diserbo selettivo" indica quasi sempre un diserbante da prato: un prodotto chimico formulato per uccidere alcune specie (per esempio le foglie larghe) e non altre (per esempio il tappeto erboso). È la selettività della molecola. In agricoltura di precisione il termine descrive invece qualcosa di diverso: la selettività spaziale dell'irrorazione, cioè la capacità della macchina di scegliere dove intervenire, non cosa colpire dal punto di vista chimico. È una distinzione utile anche fuori dal contesto delle query di ricerca, perché confondere le due cose porta ad aspettative sbagliate su cosa faccia davvero questa tecnologia.
Lo spot spraying non è inoltre un'unica architettura tecnica, ma un campo che comprende approcci diversi per costruire il dato di dove intervenire — un punto su cui la stampa di settore tende a essere imprecisa e che questo articolo affronta in modo specifico più avanti.
Come funziona: visione artificiale, controller e ugelli indipendenti
Un'irroratrice a spot spraying funziona attraverso tre blocchi che lavorano in sequenza mentre la macchina avanza: un sistema di visione artificiale osserva il terreno e distingue la coltura dall'infestante, un controller elabora questa informazione e decide quali ugelli attivare, una barra irroratrice con ugelli comandati singolarmente o a piccoli gruppi esegue il trattamento solo nei punti indicati.
Il primo blocco, la visione artificiale, è quello che determina la qualità dell'intero sistema: telecamere montate sulla barra o sul frontale della macchina acquisiscono immagini del terreno in tempo reale, e un modello di riconoscimento le analizza per classificare ciò che vede come coltura o come infestante. Il dettaglio tecnico di come una macchina distingue davvero una coltura da un'infestante — classificazione, rilevamento, segmentazione delle immagini — è trattato nella guida dedicata alla visione artificiale in campo di questo sito; qui basta sapere che è il livello di affidabilità di questo riconoscimento a fissare il limite superiore di precisione di tutto il sistema.
Il secondo blocco, il controller, traduce l'informazione visiva in un comando meccanico: riceve la posizione dell'infestante rilevata dalla telecamera, la correla con la posizione reale della barra rispetto al terreno (tenendo conto della velocità di avanzamento) e decide, in una finestra di tempo molto ridotta, quali ugelli devono aprirsi e per quanto tempo. Il terzo blocco, la barra a ugelli indipendenti, è l'attuatore fisico: ogni ugello, o piccolo gruppo di ugelli, può essere aperto o chiuso singolarmente, così che il trattamento segua la sagoma reale dell'infestazione invece di coprire l'intera larghezza della barra.
| Componente | Funzione | Cosa succede se manca |
|---|---|---|
| Sistema di visione artificiale | Distingue coltura e infestante osservando il terreno in tempo reale | La macchina non sa dove trattare: si torna alla copertura totale |
| Controller | Decide quali ugelli aprire in base alla posizione dell'infestante rilevata | Il riconoscimento resta un dato inutilizzato, senza comando agli ugelli |
| Barra a ugelli indipendenti | Esegue il trattamento solo nei punti indicati dal controller | Anche con un riconoscimento perfetto, l'irrorazione resterebbe uniforme su tutta la barra |

Due modi di fare diserbo selettivo: mappa di prescrizione o rilevamento in tempo reale
Sotto l'etichetta comune di spot spraying convivono due architetture che rispondono a una domanda diversa: quando viene costruito il dato su dove si trova l'infestante? Nella mappa di prescrizione, il dato è costruito prima dell'intervento, con un drone o un satellite che sorvola il campo e restituisce una mappa di densità delle infestanti; l'irroratrice, in un passaggio successivo, segue quella mappa già caricata a bordo. Nel rilevamento in tempo reale, invece, non esiste una mappa precaricata: la visione artificiale identifica l'infestante nell'istante in cui la macchina le passa sopra, ed è il modello su cui si basa il See & Spray di John Deere, probabilmente il sistema di questo tipo più citato in Italia.
Un esempio concreto del primo paradigma è il progetto "Precision Weed" dell'Università di Milano, condotto con Condifesa Lombardia Nord-Est e due aziende agricole. Nel 2023, e di nuovo l'anno successivo, presso l'azienda Angelo Menozzi a Landriano (PV), un drone e sensori montati sul trattore — RGB, multispettrale, iperspettrale — hanno mappato la densità di infestanti nel campo; sulla base di questa mappa, un'irroratrice Kverneland iXter B con 48 ugelli indipendenti ha distribuito in post-emergenza una miscela di Tembotrione e Nicosulfuron solo dove la mappa indicava la presenza di infestanti. Vale la pena riportare anche la conclusione degli stessi autori del progetto, riferita da Il Nuovo Agricoltore: il processo di messa a punto resta lungo e complesso, e non è ancora maturo per un'adozione diffusa su larga scala. È una nota onesta, non un dettaglio da nascondere a chi valuta l'investimento.
Sul fronte del riconoscimento specie-specifico, più raffinato di una semplice distinzione coltura/infestante, lavora anche il progetto europeo NEUTRAWEED, coordinato dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Finanziato da Horizon Europe attraverso le azioni Marie Skłodowska-Curie con un budget di 1.237.400 euro, riunisce 10 organizzazioni partecipanti e 5 partner in Europa, Africa, Asia e America nel periodo novembre 2024 - ottobre 2028, con l'obiettivo di sviluppare prototipi di robot diserbanti e algoritmi di intelligenza artificiale in grado di discriminare le specie infestanti una per una, e non solo di separare coltura e infestante in blocco.
| Approccio | Quando si costruisce il dato | Vantaggio | Limite |
|---|---|---|---|
| Mappa di prescrizione | Prima dell'intervento, da drone o satellite | Permette di pianificare il trattamento e verificarlo prima di irrorare | Richiede un passaggio di rilevamento separato e la mappa può invecchiare rispetto alla crescita reale delle infestanti |
| Rilevamento in tempo reale | Durante l'avanzamento della macchina, senza mappa precaricata | Un unico passaggio, nessun ritardo tra rilevamento e trattamento | Richiede capacità di calcolo ed elaborazione immagini ad alta velocità direttamente a bordo |

Quanto erbicida si risparmia davvero: i dati, distinti per fonte
Le percentuali di riduzione erbicida che circolano intorno allo spot spraying sono reali, ma non hanno tutte lo stesso peso: alcune vengono da una sperimentazione universitaria indipendente, altre sono cifre dichiarate dal costruttore della macchina che le ha ottenute. Il numero più solido a disposizione, verificato alla data di pubblicazione di questa guida, è una riduzione del 76% rispetto alla copertura totale, misurata da un studio della Iowa State University su un campo sperimentale di soia di 415 acri con il sistema See & Spray Ultimate di John Deere.
Accanto a questo dato indipendente esistono le cifre riportate dallo stesso costruttore, che vanno lette come tali: prove in campo condotte nel 2024 su mais, soia e cotone hanno mostrato riduzioni fino al 59% rispetto alla copertura totale, mentre nella stagione 2025, su una superficie complessiva superiore ai 5 milioni di acri, la riduzione media dichiarata per gli erbicidi non residuali è stata di circa il 50%, con un risparmio dichiarato di 31 milioni di galloni di prodotto. Sono numeri coerenti tra loro e con quanto già verificato su questo sito nella guida dedicata alla visione artificiale in campo, ma restano un dato aziendale: utile per capire l'ordine di grandezza, non intercambiabile con una misura indipendente su un campo terzo.
| Dato | Contesto (coltura, superficie, anno) | Fonte | Indipendente o aziendale |
|---|---|---|---|
| -76% di erbicida rispetto alla copertura totale | Soia, campo sperimentale di 415 acri, studio riportato nel 2026 | Iowa State University, citata da OmniTrattore, 7 settembre 2026 | Indipendente |
| Fino a -59% di erbicida rispetto alla copertura totale | Mais, soia e cotone, prove in campo 2024 | John Deere, riportato da OmniTrattore, 7 settembre 2026 | Aziendale |
| Circa -50% di erbicida non residuale | Superficie complessiva oltre 5 milioni di acri, stagione 2025 | John Deere, riportato da OmniTrattore, 7 settembre 2026 | Aziendale |
Nessuna di queste percentuali vale come regola generale per qualunque campo o coltura. Il limite agronomico che le pagine di settore tendono a citare solo di passaggio riguarda proprio la densità dell'infestazione: lo spot spraying rende al meglio su infestazioni leggere e sparse, dove trattare solo alcuni punti del campo rappresenta effettivamente un risparmio; su aree a media e alta densità di infestanti, invece, rende meno, perché la superficie da trattare si avvicina di nuovo a quella totale, ed è preferibile combinarlo con interventi di controllo ripetuti nel tempo.

Le alternative allo spot spraying: laser, meccanico ed elettrico a confronto
Non esiste "la" tecnologia vincente fra le alternative al diserbo chimico tradizionale, perché ciascuna risolve un problema diverso e ha una maturità commerciale diversa. Lo spot spraying riduce la quantità di erbicida utilizzata, ma non elimina la chimica: distribuisce comunque un prodotto fitosanitario, solo in modo mirato invece che su tutta la superficie del campo.
Sono altre le tecnologie che rimuovono del tutto l'input chimico: il diserbo con laser, che elimina del tutto la chimica, brucia il tessuto vegetale dell'infestante con un fascio concentrato di energia, mentre il diserbo elettrico applica una scarica che disidrata la pianta dall'interno. Il diserbo meccanico robotizzato, che estirpa fisicamente l'infestante, resta invece più indietro sul piano commerciale rispetto allo spot spraying quando si esce dalle colture seminate a fila regolare, dove il riconoscimento della posizione della pianta coltivata è più semplice da automatizzare.
Rispetto a queste alternative, lo spot spraying ha oggi il vantaggio di poter contare su un'infrastruttura di irrorazione già familiare agli agricoltori — la barra, gli ugelli, il serbatoio — a cui aggiunge intelligenza nel dove trattare, senza richiedere un cambio radicale di attrezzatura o di formazione degli operatori. Il confronto sistematico fra le quattro tecnologie, con i produttori attivi su ciascuna (fra cui Ecorobotix, Blue River/John Deere e Rometron per le diverse strade dell'automazione), è approfondito nella guida di questo sito dedicata al diserbo laser.
Il quadro normativo: dal Piano d'Azione Nazionale al Farm to Fork
La normativa italiana ed europea non lascia lo spot spraying come una scelta puramente aziendale: fissa obiettivi quantitativi di riduzione dell'uso dei pesticidi che una tecnologia capace di tagliare l'erbicida del 50-76% contribuisce direttamente a raggiungere. In Italia, il Piano d'Azione Nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari — introdotto con il Decreto interministeriale del 22 gennaio 2014, che recepisce la Direttiva 2009/128/CE attraverso il D.Lgs. 150/2012 — fissa obiettivi, misure e indicatori per ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari sulla salute umana e sull'ambiente.
A livello europeo, la Commissione ha fissato con la strategia Farm to Fork l'obiettivo di dimezzare l'uso e il rischio dei pesticidi chimici entro il 2030, con un duplice target: una riduzione del 50% dell'uso e del rischio dei pesticidi chimici e una riduzione del 50% dell'uso dei pesticidi più pericolosi, presa a riferimento sulla media 2015-2017. Il punto da rendere esplicito, alla data di pubblicazione di questa guida, è che una tecnologia in grado di ridurre l'erbicida distribuito del 50-76% su un campo non rappresenta soltanto un risparmio per l'azienda che la adotta: è uno degli strumenti concreti con cui l'obiettivo europeo di dimezzamento smette di essere una dichiarazione di intenti e diventa una traiettoria misurabile campo per campo.
Quanto costa e quando ha senso investire
Alla data di questa guida non esiste, in questo settore, un prezzo verificato e pubblico per un'irroratrice a riconoscimento delle infestanti: i listini variano per marca, larghezza di barra, numero di ugelli indipendenti e livello del sistema di visione, e vanno richiesti direttamente al fornitore al momento della valutazione. Ha più senso, in questa sede, ragionare per voci di costo e per logica di investimento piuttosto che inseguire una cifra che non sarebbe verificabile.
Le voci principali sono quattro: il sistema di visione artificiale e i sensori, che rappresentano la parte più sofisticata e costosa dell'insieme; il controller che gestisce la logica di apertura degli ugelli; la barra a ugelli indipendenti, che può essere di serie su una macchina nuova o applicata in retrofit su un'irroratrice già in azienda; un eventuale abbonamento software per gli aggiornamenti dei modelli di riconoscimento, dove previsto dal fornitore.
| Voce | Una tantum o ricorrente | Da cosa dipende |
|---|---|---|
| Sistema di visione artificiale e sensori | Una tantum, all'acquisto o al retrofit | Numero di telecamere, risoluzione, larghezza della barra coperta |
| Controller | Una tantum | Complessità della logica di comando, compatibilità con la barra esistente |
| Barra a ugelli indipendenti | Una tantum, con possibile retrofit su barra esistente | Numero di ugelli comandabili singolarmente o a gruppi |
| Abbonamento software | Ricorrente, dove previsto | Frequenza degli aggiornamenti dei modelli di riconoscimento e delle specie coperte |
La convenienza dell'investimento dipende poi da tre fattori aziendali più che dalla tecnologia in sé: la superficie effettivamente trattata ogni stagione, il costo attuale dell'erbicida per ettaro e, soprattutto, quanto è diffusa e localizzata l'infestazione nei propri campi — perché, come visto, il risparmio si assottiglia proprio dove l'infestazione è più densa.
Su questo fronte esiste una leva fiscale che vale la pena conoscere, senza sopravvalutarla. Le irroratrici con controllo di sezione rientrano esplicitamente tra i beni ammessi al credito d'imposta Agricoltura 4.0, introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199), con un'aliquota del 40% del costo e un investimento massimo agevolabile di 1 milione di euro per impresa. Ma quanto vale davvero il credito d'imposta Agricoltura 4.0 va valutato con una riserva concreta: a oltre sette mesi dall'entrata in vigore della legge, il decreto attuativo che ne definisce le modalità di accesso non è ancora stato emanato. La misura esiste dunque sulla carta, come norma, ma non è oggi utilizzabile nella prassi: una distinzione che chi valuta l'investimento deve avere presente prima di includerla nei propri calcoli di ritorno.

Domande frequenti
Cos'è lo spot spraying?
È un sistema che tratta con erbicida solo i punti del campo dove è stata rilevata un'infestante, invece dell'intera superficie: un sistema di visione artificiale individua l'infestante mentre la macchina avanza, e un controller apre solo gli ugelli necessari a coprire quel punto specifico, lasciando non trattato il resto del campo.
"Diserbo selettivo" è la stessa cosa di un diserbante selettivo da giardino?
No. Nel giardinaggio "diserbante selettivo" indica un prodotto chimico che uccide alcune specie e non altre. In agricoltura di precisione "diserbo selettivo" descrive invece la selettività spaziale dell'irrorazione: trattare solo dove serve nel campo, non la formulazione chimica del prodotto usato.
Quanto erbicida si risparmia con lo spot spraying?
Le cifre variano molto per fonte e contesto: uno studio della Iowa State University ha misurato una riduzione del 76% su un campo sperimentale di soia, mentre i dati dichiarati dal costruttore per la stagione 2025 indicano una media di circa il 50% su oltre 5 milioni di acri. Sono numeri legati a coltura, densità di infestanti e anno.
Che differenza c'è fra mappa di prescrizione e rilevamento in tempo reale?
La mappa di prescrizione si costruisce prima dell'intervento, con drone o satellite, e viene caricata sull'irroratrice per il passaggio successivo; il rilevamento in tempo reale identifica le infestanti mentre la macchina avanza, senza alcuna mappa precaricata. Sono due architetture tecniche diverse, con requisiti diversi.
Lo spot spraying elimina del tutto la chimica?
No, la riduce. A differenza del diserbo laser o del diserbo elettrico, che non utilizzano erbicidi, lo spot spraying distribuisce comunque un prodotto chimico: la differenza è che lo fa in modo mirato sui soli punti dove è stata rilevata un'infestante, non su tutta la superficie del campo.
Quando lo spot spraying non conviene?
Rende meno sulle infestazioni dense e diffuse, dove il vantaggio della selettività spaziale si riduce perché la superficie da trattare si avvicina a quella totale, e su superfici troppo piccole per ammortizzare l'investimento nell'attrezzatura nuova o nel retrofit di quella esistente.
Checklist prima di investire
Prima di valutare l'acquisto o il noleggio di un'irroratrice a riconoscimento, vale la pena seguire un ordine preciso nelle decisioni:
- Verificare quanto è diffusa e localizzata l'infestazione nei propri campi: lo spot spraying rende meno sulle infestazioni dense, e su quei campi il vantaggio economico si riduce.
- Scegliere fra mappa di prescrizione e rilevamento in tempo reale in base alla propria organizzazione aziendale: la prima richiede un passaggio di rilevamento separato (drone o satellite), la seconda un'elaborazione ad alta velocità direttamente a bordo macchina.
- Verificare la compatibilità con l'irroratrice esistente, per capire se è possibile un retrofit, o il costo di una macchina nuova già equipaggiata.
- Distinguere sempre, leggendo i dati di risparmio erbicida riportati da fornitori o riviste di settore, la fonte indipendente (uno studio universitario) da quella aziendale (un comunicato del costruttore).
- Considerare il quadro normativo — Piano d'Azione Nazionale e obiettivo europeo Farm to Fork — come una ragione aggiuntiva per investire, non solo economica.
Tecnologie, normative e prezzi cambiano nel tempo: per la scelta dell'attrezzatura specifica restano un riferimento più affidabile di qualsiasi guida generale il fornitore e il tecnico agronomico di fiducia.



