La fotografia del comparto: peso economico e ritardo nell’innovazione
Durante il SIOS26 Summer di Cagliari, PwC e StartupItalia hanno presentato la prima mappatura completa dell'agritech nel Mezzogiorno, ponendo un interrogativo cruciale: come mai un territorio che esprime quasi metà dell'agricoltura nazionale fatica a colmare il divario tecnologico? Secondo il report PwC-StartupItalia, Puglia, Calabria, Sicilia e Campania ospitano il 44% delle imprese agricole italiane e contribuiscono per 17,3 miliardi di euro di valore aggiunto, ma tra il 2019 e il 2024 solo il 6,2% delle aziende meridionali ha introdotto innovazioni tecniche o gestionali.
A questo si aggiunge un tessuto produttivo che vanta 327 denominazioni DOP e IGP, pari al 38% del totale nazionale, e un sistema agroalimentare e agroindustriale di forte impatto. Tuttavia, il tasso di adozione tecnologico rimane un collo di bottiglia strutturale. Se a livello nazionale solo il 12% delle aziende ha introdotto innovazioni tecniche o gestionali nell'ultimo quinquennio, nel Sud la percentuale si dimezza. Inoltre, i dati più recenti indicano che nel 2024 appena l’8% delle aziende agricole italiane può considerarsi digitalmente maturo, evidenziando un ritardo che frena la competitività dell'intero sistema-paese.
La mappatura delle startup agritech: un ecosistema giovane e multi-tecnologico
Nonostante il rallentamento delle aziende agricole tradizionali, l'ecosistema imprenditoriale innovativo mostra segnali di vivacità e trasformazione. L'analisi si è concentrata su un campione ristretto ma rappresentativo di nuove realtà digitali. La mappatura PwC-StartupItalia ha analizzato 82 startup e PMI innovative del Mezzogiorno: il 72% ha sede in Sicilia, Puglia o Campania e il 77% integra più di una tecnologia abilitante, con la Smart & Precision Agriculture scelta dal 36% delle realtà.
Si tratta di un tessuto giovanissimo e dinamico, poiché quasi la metà di queste imprese è stata fondata negli ultimi cinque anni. L'approccio prevalente è di tipo multi-tecnologico, capace di combinare diversi strumenti digitali per risolvere problemi complessi. Se da un lato l'agricoltura di precisione e smart rappresenta il cluster più gettonato, dall'altro si registra una crescita significativa di soluzioni orientate alla circular economy, alla tutela della biodiversità e all'adattamento ai cambiamenti climatici, dimostrando una spiccata sensibilità verso le emergenze ambientali.
Le leve per il futuro: filiere orchestrate, capitali deep-tech e robotica
Per trasformare il potenziale in crescita strutturale, il report individua alcune priorità strategiche per il prossimo futuro. Il report PwC-StartupItalia suggerisce che il Mezzogiorno può diventare un laboratorio europeo per l’adattamento climatico, puntando su automazione e robotica per contrastare la carenza di manodopera e investendo in capitale deep-tech per soluzioni integrate.
Un primo passo fondamentale riguarda l'orchestrazione della filiera: cooperative e grandi imprese sono chiamate a fare da traino, facilitando l'adozione su larga scala delle tecnologie da parte dei piccoli e medi produttori. Sul fronte finanziario, è necessario ampliare l'offerta di capitali di rischio specifici per progetti deep-tech, che per loro natura richiedono cicli di sviluppo e ritorno sull'investimento più lunghi. Dal punto di vista operativo, l'automazione e la robotica agricola emergono come risposte concrete alla cronica carenza di manodopera e alla necessità di migliorare le marginalità di campo. Infine, la digitalizzazione non deve essere letta esclusivamente come un obbligo normativo legato a compliance come il MASAF, il regolamento anti-deforestazione, la Direttiva NIS2 o gli aggiornamenti HACCP, ma come un vero e proprio driver di competitività. In quest'ottica, le condizioni climatiche e pedologiche del Sud offrono un vantaggio comparato unico, candidando il Mezzogiorno a territorio ideale per testare soluzioni AgriFoodTech da esportare poi in tutta Europa.
Domande frequenti
Qual è il peso dell’agricoltura del Mezzogiorno nell’economia italiana?
Il Mezzogiorno concentra il 44% delle imprese agricole italiane. Il comparto agroalimentare e l'agroindustria generano 17,3 miliardi di euro di valore aggiunto, supportati da un patrimonio di 327 denominazioni DOP e IGP, che rappresentano il 38% del totale nazionale.
Quanto è diffusa l’innovazione tecnologica tra le aziende agricole del Sud?
Il divario rimane significativo. Tra il 2019 e il 2024, solo il 6,2% delle aziende meridionali ha introdotto innovazioni tecniche o gestionali, a fronte di una media nazionale del 12%. Inoltre, nel 2024 si stima che appena l'8% delle aziende agricole in Italia abbia raggiunto una piena maturità digitale.
Quali tecnologie adottano le startup agritech mappate?
L'approccio è prevalentemente integrato: il 77% delle startup analizzate utilizza più di una tecnologia abilitante. Il cluster principale è quello della Smart & Precision Agriculture (36%), ma si stanno affermando sempre più anche soluzioni dedicate alla circular economy, alla biodiversità e all'adattamento climatico.
Quali prospettive di sviluppo indica il report per l’agritech del Mezzogiorno?
Le strategie principali includono l'affiancamento di cooperative e grandi imprese come "orchestratori di filiera", l'aumento dei finanziamenti per la deep-tech e l'adozione di automazione e robotica per sopperire alla mancanza di manodopera. La visione a lungo termine punta a trasformare il Sud in un laboratorio europeo per l'adattamento climatico.



