Che cosa prevede la nuova proposta della FCC

Il panorama normativo statunitense sui droni agricoli potrebbe subire una brusca accelerazione, creando un paradosso regolatorio per gli operatori del settore. Secondo quanto riportato da AgFunderNews, la Federal Communications Commission (FCC) ha avviato una nuova fase di consultazione che rischia di impattare pesantemente sulle filiere agricole. L’avviso pubblicato dalla FCC il 21 luglio 2026 chiede commenti entro il 2 settembre sulla proposta di estendere restrizioni già introdotte il 22 dicembre 2025, fino a includere modelli di droni stranieri già autorizzati alla vendita negli Stati Uniti.

Se la prima stretta aveva bloccato l'immissione sul mercato di nuovi modelli e componenti critici di produzione estera, questa nuova proposta mira a categorie definite "military-grade". Per gli agricoltori americani, il rischio concreto è che l'importazione e la vendita di droni agricoli già certificati possano essere bloccate, rendendo inoltre molto complesso, se non impossibile, reperire i componenti critici per la manutenzione. Secondo le analisi di settore, chi possiede già questi droni potrebbe teoricamente continuare a utilizzarli, ma l'incertezza sulla catena di fornitura e sugli aggiornamenti futuri rimane alta.

Perché anche i droni agricoli irroratori possono finire nel mirino: il “poison economico”

Il cuore della controversia risiede nei criteri tecnici utilizzati dalla FCC per classificare un drone come "military-grade". Il documento elenca specifiche come l'imaging termico, il rilevamento LiDAR, la capacità di operare in sciami, la presenza di stazioni di ricovero e decollo (dock) e un peso al decollo superiore a 55 libbre (circa 25 kg). Tuttavia, è il requisito relativo agli aerosol in grado di disperdere quello che il testo definisce "veleno economico" a destare maggiore preoccupazione nel comparto agricolo.

La definizione di “veleno economico” indicata nel documento della FCC è ampia da comprendere una sostanza contro insetti, roditori, funghi, erbacce e virus, nonché i defoglianti: per DJI coincide con qualsiasi drone agricolo in grado di irrorare o di diffondere sementi. Di fatto, la formulazione normativa descrive le esatte funzionalità dei droni irroratori e spandiconcime utilizzati quotidianamente nelle campagne americane, trasformando uno strumento di precisione in una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale secondo i parametri proposti.

La denuncia di DJI: “cambiamento di posizione totale” e le conseguenze per gli agricoltori USA

Il principale produttore coinvolto non ha tardato a far sentire la propria voce, denunciando quella che definisce un'inversione totale rispetto alla posizione precedente della FCC, secondo cui i prodotti già approvati avrebbero continuato a essere venduti e aggiornati regolarmente. DJI sostiene che la proposta potrebbe fermare le vendite di droni già autorizzati e già usati dagli agricoltori americani, come la linea FlyCart e i sistemi enterprise, mentre i proprietari attuali potrebbero continuare a largo uso degli esemplari acquistati.

L'azienda ribadisce che non si tratta di apparecchiature militari, ma di strumenti civili essenziali. Secondo le stime riportate dal produttore e dalle associazioni di categoria, queste tecnologie permettono di risparmiare acqua, aumentare le rese e tagliare i costi operativi. Il dibattito si allarga anche al contesto nordamericano: la Drone Advocacy Alliance, un gruppo che riceve sponsorizzazioni da DJI, fa notare come Canada e Messico potrebbero continuare ad avere accesso a queste tecnologie, creando un divario competitivo per gli agricoltori statunitensi.

Esenzioni e chiarimenti: chi potrebbe restare fuori dall’eventuale blocco

Il documento FCC del 21 luglio delinea comunque un perimetro di esenzioni, offrendo uno spiraglio per alcune categorie di velivoli e per chi cerca alternative commerciali. Come riportato dalla fonte, l’eventuale divieto non si applicherebbe ai prodotti della lista Blue UAS Cleared List, ai prodotti classificati “domestic end product”, a quelli con approvazione condizionata delle autorità federali, ai droni per uso governativo e a quelli importati a fini di test o sviluppo prodotto.

Nello specifico, le eccezioni riguardano i dispositivi fuori dalla "covered list", quelli approvati dalla Defense Contract Management Agency e i droni importati esclusivamente per test e sviluppo commerciale. Il testo fa inoltre riferimento a prodotti con approvazione condizionata da parte del Department of Homeland Security (DHS) e di un dipartimento indicato dalla fonte con la dicitura "Department of War", un'espressione storica che potrebbe richiedere un chiarimento normativo prima dell'eventuale entrata in vigore. Resta infine confermato che i nuovi proprietari potrebbero continuare ad acquistare i velivoli se questi rientrano nelle categorie esenti.

Domande frequenti

Il divieto è retroattivo?

No, non si tratta di un sequestro dei dispositivi già in possesso degli operatori. La proposta si configura come uno stop alle future vendite e all'importazione di modelli che, pur essendo già stati autorizzati in precedenza, rientrano nei nuovi parametri "military-grade".

Quali droni vengono colpiti dalla definizione “military-grade”?

Secondo i criteri del documento FCC, rientrano in questa categoria i droni dotati di imaging termico, rilevamento LiDAR, capacità di operare in sciami, stazioni di decollo e ricovero (dock), un peso al decollo superiore a 55 libbre (circa 25 kg) e la capacità di disperdere aerosol contenenti "veleno economico".

Il provvedimento colpisce solo DJI?

Il testo della proposta fa riferimento generico ai droni di produzione estera classificati come "military-grade", senza citare esplicitamente un singolo costruttore. Tuttavia, DJI è il leader di mercato e il principale operatore già colpito dalla precedente decisione della FCC del 22 dicembre 2025.

Entro quando si può intervenire o commentare la proposta?

La finestra per la pubblica consultazione FCC si chiuderà il 2 settembre 2026. Entro questa data, operatori del settore, associazioni di categoria e cittadini possono inviare i propri commenti formali attraverso i canali ufficiali dell'ente regolatore.