L'espansione delle serre: non più solo alta tecnologia

L'agricoltura protetta nel Sud Europa sta vivendo una fase di forte espansione, trainata dalla necessità di garantire stabilità produttiva di fronte a un clima sempre più imprevedibile. Tuttavia, si crea un paradosso: mentre le superfici coperte aumentano per difendersi dagli eventi estremi, la gestione climatica di queste strutture rimane prevalentemente passiva. La domanda centrale per il settore è come gli operatori mediterranei stiano colmando il divario tecnologico e di competenze, evitando di rincorrere i costosi e spesso sovradimensionati modelli dell’Europa settentrionale. In questo contesto, le nuove strutture non puntano più esclusivamente all'alta tecnologia onnicomprensiva, ma a soluzioni ibride, scalabili e focalizzate sulla resilienza.

Questo cambio di paradigma è evidente nell'apertura di nuovi areali e nell'ingresso di comparti prima marginali. Gianmarco Rossi, Sales Manager di Europrogress, ha dichiarato nel 2026 che il cambiamento climatico sta spingendo l'espansione delle serre in nuovi settori e aree del Mediterraneo, poiché i coltivatori cercano stabilità produttiva anche senza un controllo climatico completo. Si tratta di un modello che privilegia la protezione fisica dagli stress ambientali rispetto alla climatizzazione artificiale totale, riducendo i costi iniziali di infrastruttura (CapEx) ma richiedendo una nuova consapevolezza operativa.

Il vero gap non è l'infrastruttura, ma la conoscenza

Il limite principale del modello mediterraneo non risiede nella mancanza di materiali o di strutture adeguate, bensì nelle competenze umane necessarie per gestirle in modo dinamico. Esteban Baeza, CEO di Future Farms, ha sottolineato che la maggior parte delle serre in Spagna e Italia utilizza ancora principalmente il controllo climatico passivo e che esiste una carenza di competenze specialistiche nella gestione del clima, a differenza di fertirrigazione e difesa integrata.

Mentre i tecnici agronomi sono altamente qualificati nel dosare i nutrienti o nel gestire i fitofagi, la figura dello specialista in gestione del microclima — in grado di leggere i dati di evapotraspirazione, bilanciare deficit di pressione di vapore (VPD) e ottimizzare i flussi d'aria — rimane rara. Di conseguenza, le operazioni si affidano a regolazioni manuali e intuitive: apertura e chiusura di ventilazioni naturali, stesura di reti ombreggianti, o utilizzo limitato di impianti di nebulizzazione e riscaldamento. Questa asimmetria nelle competenze rappresenta il vero collo di bottiglia per l'evoluzione verso serre ad alta efficienza energetica e produttiva nel bacino del Mediterraneo.

Il primo passo verso l'automazione: sensori IoT e sistemi di supporto alle decisioni

Per colmare questo divario conoscitivo senza affrontare i costi proibitivi dei computer climatici di fascia alta, il mercato mediterraneo sta adottando un approccio graduale alla digitalizzazione. Secondo Esteban Baeza, i coltivatori mediterranei stanno adottando sensori wireless IoT e sistemi di monitoraggio basati su cloud come primo passo per visualizzare e comprendere il clima della serra, prima di passare a forme più avanzate di automazione.

L'obiettivo immediato non è il controllo automatico in loop chiuso, ma la consapevolezza situazionale. L'installazione di reti di sensori economici e facilmente installabili permette di mappare le zone calde o fredde della serra e di monitorare i parametri in tempo reale da smartphone. A questi si affiancano i sistemi di supporto alle decisioni (DSS), algoritmi che elaborano i dati ambientali per suggerire azioni mirate: quando irrigare, quanto arieggiare o quando attivare la nebulizzazione. Se in Olanda l'intelligenza artificiale è già integrata nei loop di controllo climatico per ottimizzare la fotosintesi al millisecondo, nel Mediterraneo la priorità attuale è raccogliere dati affidabili per formare gli operatori e prendere decisioni agronomiche più informate, riducendo gli sprechi idrici e gli stress termici sulle colture.

Lavoro: la vera minaccia alla redditività

Nonostante la volatilità dei prezzi dell'energia e dei fertilizzanti continui a preoccupare il settore, le dinamiche di costo del modello mediterraneo indicano un altro fattore come principale criticità. Esteban Baeza ha identificato la manodopera, e non il costo dell'energia, come la principale minaccia alla redditività delle produzioni in serra del Mediterraneo, a causa del modello basato su bassi investimenti operativi.

Poiché le serre meridionali sono progettate per avere un'incidenza energetica e tecnologica minore rispetto ai modelli del Nord Europa, la voce di costo variabile più pesante ricade inevitabilmente sulle operazioni manuali. La raccolta, la potatura, il trapianto e la gestione quotidiana richiedono un numero elevato di ore/uomo. La crescente difficoltà nel reperire personale agricolo, unita all'aumento dei costi del lavoro e alle normative sulla sicurezza, sta erodendo i margini di profitto. Di fronte a questa pressione, l'adozione di sensori e DSS non è vista solo come uno strumento di ottimizzazione climatica, ma come un leva indispensabile per razionalizzare le operazioni umane, riducendo gli spostamenti inutili in serra e concentrando il lavoro laddove il dato ne dimostra l'effettiva necessità.

Domande frequenti

Quali tecnologie stanno adottando le serre mediterranee per la gestione del clima?

Il settore staabbracciando un approccio graduale all'agricoltura 4.0, basato sull'installazione di sensori wireless IoT a basso costo e sull'utilizzo di piattaforme di monitoraggio cloud. A questi strumenti si affiancano i sistemi di supporto alle decisioni (DSS), che analizzano i dati ambientali per suggerire interventi mirati su irrigazione e ventilazione, ponendo le basi per una futura automazione senza richiedere l'acquisto immediato di costosi computer climatici integrati.

Perché la gestione del clima è una sfida per le serre di Spagna e Italia?

La sfida deriva da un approccio storicamente passivo, basato su ventilazione naturale, ombreggiamento e interventi manuali, e da una carenza strutturale di figure professionali specializzate. Mentre il settore agronomico locale vanta ottime competenze in fertirrigazione e difesa integrata, manca la figura del tecnico specializzato in fisica del microclima, necessaria per gestire in modo attivo e preciso i parametri di crescita delle colture.

Qual è la differenza principale tra le serre del Nord Europa e quelle del Mediterraneo?

La differenza sostanziale risiede nel modello di investimento e nelle priorità operative. Le serre del Nord Europa (come l'Olanda) utilizzano automazione totale, computer climatici avanzati e intelligenza artificiale, con un focus centrale sul contenimento dei costi energetici. Il Mediterraneo utilizza un modello ibrido a bassi investimenti operativi (CapEx e OpEx ridotti), dove la priorità assoluta non è l'energia, ma la gestione e la reperibilità della manodopera, adottando tecnologie di monitoraggio (come i sensori IoT) più come supporto decisionale che come controllo automatico totale.

Qual è il problema più grande per i coltivatori in serra del Mediterraneo?

La principale minaccia alla redditività è rappresentata dalla manodopera. Il modello serricolo mediterraneo, progettato per contenere i costi energetici e gli investimenti infrastrutturali, risulta fortemente dipendenti dal lavoro manuale per le operazioni colturali. L'aumento dei costi del lavoro e la crescente difficoltà nel reperire personale qualificato stanno comprimendo i margini, rendendo l'efficienza operativa la vera leva competitiva per il futuro del settore.