Introduzione all'agrivoltaico: definizione e perimetro normativo

L'agrivoltaico è un sistema che integra la produzione di energia elettrica da pannelli fotovoltaici sopraelevati con la prosecuzione dell'attività agricola sullo stesso terreno, mantenendo la coltivazione o il pascolo al di sotto e tra le file dei moduli. Non va confuso con un impianto fotovoltaico a terra: la normativa italiana lo qualifica come 'agrivoltaico avanzato' solo se rispetta requisiti precisi su superficie agricola mantenuta, producibilità e continuità delle coltivazioni.

La normativa distingue nettamente l'agrivoltaico vero e proprio dal fotovoltaico a terra travestito da agrivoltaico, e questa distinzione è quella che decide chi accede agli incentivi PNRR e chi no. Questo approfondimento serve a un imprenditore agricolo per comprendere i requisiti reali, gli incentivi disponibili e cosa dice la ricerca scientifica sulle rese, superando le semplificazioni commerciali che circolano nel settore.

Impianto agrivoltaico con moduli sopraelevati e coltivazione sottostante

Cos'è l'agrivoltaico e perché non è "fotovoltaico su un campo"

Il principio fondante dell'agrivoltaico è la coesistenza spaziale e funzionale. I moduli fotovoltaici sono installati su strutture sopraelevate, con un'altezza minima da terra di 2,1 metri, oppure disposti in configurazioni verticali che lasciano libera la coltivazione tra le file. L'attività agricola prosegue sotto e intorno all'impianto, utilizzando la stessa superficie per due scopi produttivi distinti ma integrati.

La distinzione normativa è cruciale per chi possiede o gestisce terreni agricoli. Un impianto fotovoltaico a terra tradizionale, che occupa il suolo escludendo la coltivazione, è soggetto a vincoli e limitazioni molto più stringenti, e in molte regioni è di fatto vietato dalla normativa sul consumo di suolo agricolo. L'agrivoltaico avanzato, rispettando specifici requisiti quantitativi, segue un percorso autorizzativo distinto e può accedere a incentivi dedicati non disponibili per il fotovoltaico a terra generico.

Cosa non è, dunque, l'agrivoltaico: non è sufficiente installare pannelli su pali alti sopra un campo per ottenere la qualifica di "agrivoltaico avanzato" e i relativi incentivi. Servono i requisiti quantitativi descritti dalla normativa, verificati e asseverati periodicamente da un agronomo, che dimostrino come l'attività agricola non sia un mero ornamento formale, ma una componente produttiva reale e continuativa.

Le tre tipologie di impianto

Per comprendere l'impatto sui terreni, è necessario distinguere le configurazioni tecniche in base al grado di integrazione con le pratiche colturali. Solo le configurazioni che rispettano i requisiti normativi accedono alla qualifica di "avanzato".

Tipologia di impianto Caratteristiche principali Grado di integrazione agricola
Impianti elevati Moduli sollevati ad almeno 2,1 metri da terra. I macchinari agricoli e le coltivazioni proseguono sotto i pannelli. Massimo. Consente le lavorazioni tradizionali.
Impianti interfilari Moduli installati a terra o a bassa altezza. La coltivazione avviene esclusivamente tra le file, non sotto i moduli. Medio-Basso. Richiede adattamenti delle macchine operatrici.
Configurazioni verticali Moduli disposti verticalmente su pali. L'impatto sulle lavorazioni meccaniche è minimo, ma cambiano ingombro e producibilità. Variabile. Ottimo per pascolo o colture specifiche.

La normativa: dal DM Agrivoltaico alle nuove regole 2026

Il quadro normativo di riferimento per gli incentivi statali è definito dal Investimento 1.1 Sviluppo agro-voltaico del MASE, attuato dal Decreto Ministeriale 22 dicembre 2023, n. 436 (in vigore dal 14 febbraio 2024). Il decreto attua l'Investimento 1.1 "Sviluppo agro-voltaico" del PNRR, con l'obiettivo di installare almeno 1,04 GW di nuova capacità agrivoltaica avanzata, per una produzione stimata di circa 1.300 GWh l'anno. La dotazione finanziaria prevista è di 1,1 miliardi di euro.

Il quadro si è evoluto nel corso del 2025 e del 2026 per adeguare le tempistiche di realizzazione. Il Decreto Ministeriale 19 giugno 2025, n. 149 e il successivo art. 27 del D.L. 19 febbraio 2026, n. 19, hanno rimodulato le scadenze, recepite dalle Regole Operative GSE pubblicate il 30 marzo 2026. Nel corso del 2025, le procedure PNRR hanno già selezionato oltre 700 progetti per una capacità installabile prossima a 2 GW, a fronte dell'obiettivo iniziale di 1,04 GW.

I requisiti per essere "agrivoltaico avanzato"

Per evitare che progetti nati come impianti fotovoltaici a terra si "travestano" da agrivoltaico per accedere a incentivi riservati, le Linee Guida MASE sugli impianti agrivoltaici e il DM 436/2023 impongono due requisiti fondamentali.

Il Requisito A (Integrazione spaziale) stabilisce che la superficie destinata ad attività agricola o pastorale deve restare pari ad almeno il 70% della superficie totale del sistema. Il LAOR (Land Area Occupation Ratio), ovvero il rapporto tra superficie coperta dai moduli e superficie totale, non può superare il 40%.

Il Requisito B (Sinergia produttiva) impone che la continuità dell'attività agricola sia asseverata periodicamente da un agronomo. Inoltre, la producibilità elettrica dell'impianto non può essere inferiore al 60% di un impianto fotovoltaico standard di riferimento nella stessa area.

Un impianto ottiene la qualifica di agrivoltaico avanzato solo se mantiene almeno il 70% della superficie a uso agricolo, non copre più del 40% del suolo con i moduli (LAOR), garantisce una producibilità elettrica pari almeno al 60% di un impianto fotovoltaico standard nella stessa area, e fa asseverare periodicamente la continuità dell'attività agricola da un agronomo.

A questi si aggiungono l'altezza minima dei moduli da terra di 2,1 metri, per consentire il passaggio dei macchinari, e l'obbligo di un sistema di monitoraggio continuo.

Sensoristica e monitoraggio obbligatorio

Il monitoraggio di suolo, colture e microclima richiesto dalla normativa non rappresenta necessariamente un costo ex novo per le aziende moderne. Gli strumenti richiesti si sovrappongono in larga parte alle tecnologie già utilizzate nell'agricoltura di precisione: sensori di umidità del terreno, stazioni meteo locali e mappe di vigore vegetativo. Per un'azienda che adotta già questi strumenti, l'onere di monitoraggio richiesto dal DM Agrivoltaico è un costo marginale, facilmente integrabile nei sistemi di gestione aziendale esistenti.

Le scadenze aggiornate al 2026

Le tempistiche per la realizzazione degli impianti sono state estese per garantire la fattibilità tecnica dei progetti selezionati. Secondo le regole vigenti, il termine entro cui il GSE stipula gli accordi di concessione con i soggetti beneficiari è fissato al 30 giugno 2026. Da quella data decorrono 24 mesi per l'entrata in esercizio dell'impianto, comunque non oltre il 31 dicembre 2027. Si tratta di un termine più ampio rispetto alla versione precedente della norma, che offre maggiore serenità a chi sta valutando o progettando un intervento ora.

Gli incentivi economici: come funzionano davvero

L'incentivo previsto dal PNRR per l'agrivoltaico è composto da due elementi cumulabili. Il primo è un contributo in conto capitale fino al 40% delle spese ammissibili. Il secondo è una tariffa incentivante sull'energia elettrica netta immessa in rete, un meccanismo alternativo allo scambio sul posto e al ritiro dedicato.

L'accesso ai fondi avviene tramite due canali distinti:

  • Registri: riservati a imprenditori agricoli e società agricole, cooperative e consorzi. Riguardano impianti fino a 1 MW, con un tetto complessivo di 300 MW.
  • Aste competitive: aperte a impianti di qualsiasi potenza, anche ad associazioni temporanee di impresa purché includano almeno un imprenditore agricolo. Il tetto complessivo è di 740 MW. L'aggiudicazione avviene tramite offerta al ribasso sulla tariffa incentivante, con una riduzione minima non inferiore al 2%.

I beneficiari ammessi sono gli imprenditori agricoli definiti dall'art. 2135 del Codice civile (in forma individuale o societaria), le società agricole ex D.lgs. 99/2004 e i consorzi tra due o più imprenditori agricoli.

È fondamentale non confondere questa misura con la Facility Parco Agrisolare (Decreto MASAF n. 681806 del 17 dicembre 2025). La Facility finanzia impianti fotovoltaici installati sulle coperture di edifici a uso produttivo nei settori agricolo e zootecnico, non impianti a terra. Offre un contributo a fondo perduto fino all'80% per impianti da 6 a 1.000 kWp, con sportello GSE attivo dal 10 marzo al 9 aprile 2026. È una misura complementare, legata all'autoconsumo su fabbricati esistenti, non alternativa all'agrivoltaico su terreno coltivato.

Per un quadro completo sulle altre misure di sostegno alla digitalizzazione e agli investimenti aziendali, distinte dagli incentivi energetici qui trattati, si rimanda agli incentivi e credito d'imposta per l'Agricoltura 4.0.

Le rese per ettaro: cosa dice davvero la ricerca

Il settore è saturo di claim commerciali non verificati, come l'idea che l'agrivoltaico raddoppi sistematicamente la resa per ettaro o che non abbia alcun impatto sulla produzione. Il dato scientificamente solido si basa sul Land Equivalent Ratio (LER).

Il LER è l'indicatore usato in letteratura per misurare l'efficienza d'uso del suolo di un sistema agrivoltaico rispetto alla produzione separata di colture ed energia. Un LER superiore a 1 indica che la produzione combinata (agricola + elettrica) del sistema agrivoltaico è più elevata della somma delle produzioni separate su due appezzamenti distinti.

L'indicatore corretto per valutare un sistema agrivoltaico non è una percentuale di aumento o calo della resa, ma il Land Equivalent Ratio: la letteratura scientifica internazionale riporta valori costantemente superiori a 1,2, e fino a oltre 1,5 nei sistemi con copertura del suolo intermedia, il che significa che la produzione combinata di cibo ed energia su quella superficie supera la somma delle due produzioni separate.

Una revisione sistematica della letteratura internazionale (studi 2018-2025) conferma un LER costantemente superiore a 1,2, con punte oltre 1,5 nei sistemi con un rapporto di copertura del suolo intermedio, attorno al 30-40%.

La sensibilità delle colture all'ombreggiamento

La scelta della coltura è la variabile che più di ogni altra determina se un impianto agrivoltaico funziona o penalizza la produzione. Le Linee Guida MASE, citando studi condotti in Germania, classificano le colture in tre fasce di sensibilità:

Fascia di sensibilità Descrizione Colture incluse
Non adatte Alto fabbisogno di luce, forte riduzione di resa anche con coperture modeste. Frumento, farro, mais, alberi da frutto, girasole.
Poco adatte Tollerano l'ombreggiamento solo in misura limitata. Cavolfiore, barbabietola da zucchero, barbabietola rossa.
Adatte Un'ombreggiatura moderata ha effetti quasi nulli sulla resa. Segale, orzo, avena, cavolo verde, colza, piselli, asparago, carota, ravanello, porro, sedano, finocchio, tabacco.

In condizioni sperimentali, con una riduzione dell'intensità della radiazione solare tra il 20% e il 40%, la riduzione di resa osservata è stata nella maggior parte dei casi tra il 20% e il 25%, con forte variabilità tra specie.

Dettaglio della struttura di sostegno dei moduli in un sistema agrivoltaico

La soglia italiana e il confronto internazionale

La soglia di riduzione della resa ammessa in Italia è fino al 30% rispetto alle condizioni normali di coltivazione nell'area occupata dal sistema. Per confronto, il label Afnor francese ammette un calo massimo del 10%, mentre le linee guida giapponesi NEDO si fermano al 20%. L'Italia ha adottato una soglia più permissiva, un dato utile per chi valuta la sostenibilità agronomica del proprio progetto rispetto ad altri paesi.

Oltre alla resa diretta, l'ombreggiamento parziale modifica il microclima, riducendo l'evaporazione e lo stress idrico delle piante, un fattore che si interseca con i principi dell'agricoltura rigenerativa. Uno studio del Politecnico di Milano stima che tra il 22% e il 35% delle superfici agricole non irrigue a livello globale potrebbe ospitare impianti agrivoltaici senza perdite significative di produttività. Trattandosi di una stima modellistica che incrocia clima, radiazione e pendenze, va letta come un'indicazione di potenziale, non come un dato empirico di campo.

Agronomo che monitora suolo e colture sotto un impianto agrivoltaico

Il mercato in Italia: numeri e prospettive

Per comprendere la direzione del settore, bisogna osservare i dati sulle autorizzazioni. Secondo il Renewable Energy Report 2026 del Politecnico di Milano, oltre il 50% delle istanze attualmente in Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) riguarda progetti che combinano produzione fotovoltaica e attività agricola.

Su 1.918 richieste per un totale di 113 GW, ben 1.032 richieste (per 46,4 GW) sono relative a parchi agrivoltaici. Questo spostamento massiccio dell'interesse degli sviluppatori energetici verso il modello agrivoltaico è la diretta conseguenza dei requisiti più favorevoli rispetto al fotovoltaico a terra tradizionale su suolo agricolo.

Nel contesto generale, nel 2025 l'Italia ha installato 7,2 GW di nuova capacità rinnovabile complessiva, in calo del 6% rispetto ai 7,6 GW del 2024. Di questi, 5,6 GW sono di solare. Sebbene questo sia un dato aggregato sul fotovoltaico e non specifico per il solo agrivoltaico, indica un mercato delle rinnovabili maturo, in cui la componente dual-use (energia e agricoltura) sta diventando la via maestra per superare i vincoli sul consumo di suolo.

Vista aerea di un parco agrivoltaico con fasce coltivate tra le file di pannelli

Come valutare se conviene alla propria azienda

Di fronte a una proposta di sviluppo agrivoltaico sul proprio fondo, l'imprenditore agricolo deve adottare un approccio analitico, slegato dalle promesse di rendimento energetico puro. Ecco cinque passaggi operativi per valutare la convenienza reale.

  1. Verifica prima l'idoneità del terreno, non l'offerta del developer. Esposizione, pendenza, accesso alla rete elettrica e tipo di coltura attuale determinano se il progetto ha senso agronomico prima ancora che economico.
  2. Chiedi il livello di conformità ai Requisiti A e B, non solo la potenza installata. Un impianto che non li rispetta non è "agrivoltaico avanzato" e non accede agli incentivi PNRR, qualunque cosa dica il materiale commerciale del proponente.
  3. Fai valutare la scelta colturale da un agronomo, usando le tre fasce di sensibilità all'ombreggiamento come primo filtro. Colture ad alto fabbisogno di luce in un sistema mal progettato producono perdite reali, non teoriche.
  4. Distingui incentivo energetico e incentivo agricolo. Agrivoltaico (DM 436/2023), Facility Parco Agrisolare e credito d'imposta Agricoltura 4.0 sono misure diverse, spesso cumulabili solo in parte: va verificato caso per caso con un consulente.
  5. Valuta il contratto con l'operatore energetico su un orizzonte lungo. Le concessioni tipiche coprono vent'anni o più: il valore agricolo del terreno nel lungo periodo, la flessibilità futura e la manutenzione del suolo vanno soppesati insieme al ricavo energetico.

Glossario essenziale dell'agrivoltaico

  • Agrivoltaico avanzato (o sperimentale) — impianto agrivoltaico che rispetta i Requisiti A e B del DM 436/2023, unica configurazione ammessa agli incentivi PNRR.
  • LAOR (Land Area Occupation Ratio) — rapporto tra la superficie coperta dai moduli fotovoltaici e la superficie totale del sistema agrivoltaico; non può superare il 40%.
  • LER (Land Equivalent Ratio) — indicatore che misura l'efficienza combinata d'uso del suolo di un sistema agrivoltaico rispetto alla produzione separata di colture ed energia; LER > 1 indica un guadagno netto.
  • Tariffa incentivante — remunerazione riconosciuta sull'energia elettrica netta immessa in rete, alternativa allo scambio sul posto e al ritiro dedicato.
  • Contributo in conto capitale — quota, fino al 40%, delle spese ammissibili coperta a fondo perduto dal PNRR.
  • VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) — procedura autorizzativa a cui sono soggetti i progetti agrivoltaici di maggiore dimensione.
  • GAUDÌ — il sistema di Terna in cui vengono registrati gli impianti elettrici, usato come prova del completamento dei lavori ai fini delle scadenze del DM Agrivoltaico.

Domande frequenti sull'agrivoltaico

Cos'è l'agrivoltaico?

L'agrivoltaico è un sistema che integra la produzione di energia elettrica da pannelli fotovoltaici sopraelevati con la prosecuzione dell'attività agricola sullo stesso terreno. A differenza del fotovoltaico a terra tradizionale, la normativa italiana lo qualifica come 'avanzato' solo se rispetta requisiti precisi su superficie agricola mantenuta, copertura del suolo e producibilità.

Quali sono i requisiti per accedere agli incentivi dell'agrivoltaico?

Un impianto deve mantenere almeno il 70% della superficie a uso agricolo, non superare il 40% di copertura del suolo con i moduli (LAOR), garantire una producibilità elettrica pari almeno al 60% di un impianto fotovoltaico standard di riferimento, e far asseverare periodicamente la continuità dell'attività agricola da un agronomo.

Quali incentivi sono previsti per l'agrivoltaico?

Il DM Agrivoltaico prevede un contributo in conto capitale fino al 40% delle spese ammissibili, cumulabile con una tariffa incentivante sull'energia elettrica netta immessa in rete. L'accesso avviene tramite Registri, per impianti fino a 1 MW, o tramite Aste competitive per impianti di qualsiasi potenza, con un tetto complessivo rispettivamente di 300 MW e 740 MW.

L'agrivoltaico riduce la resa delle colture?

Dipende dalla coltura e dalla progettazione dell'impianto. In Italia la normativa ammette una riduzione di resa fino al 30% rispetto alle condizioni normali. Alcune colture tollerano bene l'ombreggiamento moderato, altre ad alto fabbisogno di luce (come mais e girasole) subiscono cali significativi anche con coperture modeste.

Cos'è il Land Equivalent Ratio (LER)?

È l'indicatore usato in letteratura scientifica per misurare l'efficienza combinata d'uso del suolo di un sistema agrivoltaico. Un LER superiore a 1 indica che la produzione congiunta di cibo ed energia su quella superficie supera la somma delle produzioni ottenute separando le due attività su due appezzamenti distinti.

Qual è la differenza tra agrivoltaico e la Facility Parco Agrisolare?

Sono due misure PNRR distinte. L'agrivoltaico finanzia impianti fotovoltaici a terra, sopraelevati, che coesistono con la coltivazione. La Facility Parco Agrisolare finanzia impianti installati sulle coperture di edifici agricoli esistenti, con un contributo a fondo perduto fino all'80%, senza occupare terreno coltivato.

Entro quando deve entrare in esercizio un impianto agrivoltaico incentivato?

Secondo le Regole Operative GSE pubblicate il 30 marzo 2026, il termine per la stipula degli accordi di concessione è fissato al 30 giugno 2026. Da quella data decorrono 24 mesi per l'entrata in esercizio dell'impianto, comunque non oltre il 31 dicembre 2027.